Don Luigi Ciotti incontra i giovani della parrocchia di San Michele Arcangelo di Casagiove

“Trent’anni di Libera guardando al futuro”

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Casagiove – Un momento intenso di ascolto, confronto e speranza ha caratterizzato l’incontro tra don Luigi Ciotti e i giovani della parrocchia di San Michele Arcangelo di Casagiove, guidata da don Stefano Giaquinto. L’evento, inserito nel contesto delle celebrazioni per i trent’anni di Libera – l’associazione fondata nel 1995 per promuovere la giustizia sociale e contrastare le mafie – ha rappresentato un’occasione preziosa per riflettere sul cammino percorso e sulle sfide che attendono le nuove generazioni.

Nel corso del dialogo, don Ciotti ha sottolineato con forza l’importanza della formazione come strumento fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata. “La cultura è l’anticorpo più forte contro le mafie – ha detto – perché educa alla responsabilità, al senso critico e alla dignità”. In questo contesto, ha voluto ricordare la figura di don Peppe Diana, il parroco di Casal di Principe ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994 per il suo coraggioso impegno antimafia: “Don Peppe ha scelto di non tacere, di stare dalla parte della verità e della giustizia. La sua memoria ci chiede di non voltarci dall’altra parte”.

Con parole semplici e dirette, don Ciotti ha saputo toccare i cuori dei presenti, esortando i giovani a non restare indifferenti e a diventare protagonisti del cambiamento. “La legalità non basta – ha ribadito – se non è accompagnata dalla giustizia sociale. Dobbiamo essere sentinelle della speranza”.

Don Stefano Giaquinto, da sempre attento alla formazione umana e spirituale dei ragazzi, ha ringraziato don Ciotti per la sua testimonianza concreta e coraggiosa. “È un dono per la nostra comunità accogliere chi da decenni lotta in nome del Vangelo per la dignità delle persone e la verità”, ha dichiarato.

L’incontro si è concluso con un momento di preghiera e l’impegno condiviso a proseguire il cammino tracciato da testimoni autentici come don Peppe Diana e don Ciotti stesso, perché – come ha ricordato il fondatore di Libera – “la memoria è un seme che chiede di diventare impegno quotidiano”.

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