“Problemi risolti: abbiamo tolto i commenti”

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CASAGIOVE (CE) – Ed eccoci qua. Lontani con la schiena un palmo da quell’angolo in cui ci siamo fermati ad osservare come agisce un’amministrazione senza interferenze della stampa locale. Una sorta di scelta dettata dal passato, quando la situazione politica era compressa e i cittadini manifestavano attraverso queste pagine il loro dissenso e animavano il dibattito chiedendo di essere ascoltati. Oggi facciamo il punto della situazione, ammettendo che in questi ultimi anni il Comune di Casagiove è diventato social, considerazione comprovata dall’aumento del traffico di utenti sulle pagine istituzionali, dando vita ad un’operazione di comunicazione diretta cittadino/ente comunale che bypassasse ogni organo di informazione. Ma, dopo anni in cui la comunità ha preso confidenza e consapevolezza dell’esistenza della pagina Facebook comunale, in questi giorni si è ravvisato un dietrofront: il Comune di Casagiove ha deciso di disattivare la funzione “Commenta” sulla propria pagina social ufficiale! Una misura tecnica o forse una scelta di strategia comunicativa!? Ebbene a nostro avviso nessuna delle due, perché quando un Comune sceglie di silenziare l’opinione dei suoi cittadini è un atto di natura politica e, come tale, produce conseguenze ben oltre i confini delle piazze social.

L’amministrazione Vozza, che sin dagli albori si è dichiarata aperta al confronto con i suoi cittadini e pronta a non stabilire distanze, ha deciso senza spiegazioni di chiudere questo spazio in cui argomentare ed esporre i propri pensieri permettendo l’eliminazione dei commenti pubblici ai post istituzionali. Un’azione dispotica che ha immediatamente scatenato reazioni indignate da parte dei cittadini, che si sono ritrovati improvvisamente privati dell’unico modo possibile per esprimere opinioni, disappunto, suggerimenti e domande all’Ente.

L’amministrazione comunale motiva parlando di un “clima tossico” generato da offese, polemiche strumentali e attacchi personali. Una mancanza di contegno da parte degli utenti, dunque. Una situazione a base di hate speech che nessuno nega. I social, è noto, possono diventare luoghi di tensione ad alta incidenza emotiva, spesso alimentati da profili anonimi o da dinamiche di gruppo poco costruttive o, addirittura, artate ad hoc. Tuttavia, c’è una differenza sostanziale tra il dovere di moderare e il diritto di silenziare.

In una democrazia, anche digitale, i cittadini hanno il diritto di partecipare alla vita pubblica, pure in modo virtuale. E i commenti sui social, inutile stupirsi, fanno parte di quella partecipazione attiva che pone sotto nuova luce alcune dinamiche della governance amministrativa. Disattivare i commenti dei cittadini significa sottrarre alla comunità un pezzo importante di dialogo, di condivisione e di ascolto che può essere scomodo, certo, ma necessario.

La trasparenza non è fatta solo di comunicati ufficiali e post autoreferenziali. È fatta di confronto, anche acceso, anche difficile ma pertinente alle dinamiche della società odierna e del paese che non si può più definire “Città di Casagiove”. La sezione commenti è fatta di domande senza risposta immediata, di critiche che pongono problemi reali, di cittadini che pagano le tasse e che pretendono, anche giustamente, di essere ascoltati. E anche quando il tono si alza, anche quando il linguaggio è duro, il compito delle istituzioni non è tirarsi indietro, ma dimostrare che sanno tenere il punto, rispondere con i fatti, rimanere presenti e coesi.

Censurare i commenti non elimina il dissenso, anzi appesantisce il clima politico che vuole il popolo all’ombra della verità. E il dissenso permane…Lo sposta altrove, spesso in forme meno controllabili, meno trasparenti e più radicalizzate. Si genera un sentimento di distanza, di chiusura, di disillusione che è l’atteggiamento inverso al canone che l’amministrazione Vozza diceva che avrebbe adottato. Chi governa, soprattutto a livello locale, dovrebbe avere interesse a tenere aperti tutti i canali di ascolto, proprio perché è a diretto contatto con le esigenze quotidiane delle persone. Va bene invitare all’uso civile e dignitoso del mezzo, ma non zittire tutti per quieto vivere.

Il Comune di Casagiove ha il diritto di tutelare la propria comunicazione da insulti e diffamazioni. Ma ha anche e,soprattutto, il dovere di non confondere la tutela dell’istituzione con la limitazione della voce dei cittadini.
Perché il rispetto non si impone con un clic. Si costruisce ascoltando, rispondendo e dimostrando di non avere paura delle posizioni più critiche e decostruttive. Nemmeno quando l’opinione è scomoda.

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