Petizione online chiede le dimissioni del vescovo di Aversa

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È scoppiato un acceso dibattito attorno alla diocesi di Aversa dopo il lancio di una petizione online che chiede le dimissioni del vescovo Angelo Spinillo. L’iniziativa, promossa dall’avvocato Sergio Cavaliere, ha raccolto oltre 450 firme in poche ore, diventando rapidamente un caso mediatico e sollevando interrogativi sul rapporto tra Chiesa, giustizia e tutela dei minori.

Al centro della polemica vi è la partecipazione di un presbitero condannato in via definitiva per abusi sessuali su minori ad alcune celebrazioni religiose pubbliche, circostanza che ha suscitato indignazione in una parte dell’opinione pubblica. Secondo i promotori della petizione, la vicenda renderebbe necessaria una presa di responsabilità ai vertici della diocesi.

La Curia di Aversa, attraverso una nota ufficiale, ha precisato che il sacerdote in questione ha già scontato la pena inflitta dalla magistratura ed è attualmente sottoposto a stringenti limitazioni canoniche, che gli impediscono l’esercizio del ministero in forma ordinaria. La diocesi parla di un atto di clemenza e richiama il principio evangelico del perdono, sottolineando che ogni eventuale presenza pubblica sarebbe avvenuta in contesti eccezionali e sotto precise condizioni.

Il caso ha però riacceso il confronto su un tema estremamente delicato: la partecipazione ad eventi religiosi di sacerdoti condannati per reati gravi, soprattutto quando si tratta di contesti frequentati da minori. Per i firmatari della petizione, la questione non è solo giuridica ma anche morale e pastorale, e rischia di minare la fiducia dei fedeli nelle istituzioni ecclesiastiche.

Nel frattempo, non mancano attestazioni di solidarietà al vescovo Spinillo da parte di amministratori locali e rappresentanti istituzionali, che ne rivendicano l’equilibrio, il senso di responsabilità e l’impegno per il bene comune. Alcuni sindaci del territorio hanno sottolineato la complessità del ruolo pastorale e invitato a evitare giudizi sommari.

La vicenda resta aperta e destinata a far discutere ancora, mentre la petizione continua a circolare online. Un caso che pone interrogativi profondi su giustizia, misericordia, tutela delle vittime e credibilità delle istituzioni, in un territorio già segnato da forti sensibilità sociali.

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