
Dar voce al silenzio della Storia: l’I.C. “Moro-Pascoli” di Casagiove brilla al Premio Monte Carmignano
CASAGIOVE / CAIAZZO – C’è una Storia scritta nei libri di testo, fatta di date e grandi eventi, e c’è una “Storia nelle storie”, quella più fragile e umana, che spesso rimane nell’ombra. È proprio su questo crinale sottile che si è innestato il lavoro dell’Istituto Comprensivo “Moro-Pascoli” di Casagiove, premiato alla 6ª Edizione del Premio Letterario Nazionale “Monte Carmignano per l’Europa – Memoria e Riconciliazione”.
A ricevere il prestigioso riconoscimento il 24 gennaio 2026, giorno della manifestazione finale dell’iniziativa, presso il teatro Jovinelli, è stata la Dirigente Scolastica, Dott.ssa Angela Maccauro, insieme agli studenti della Classe 2D, protagonisti di un percorso di ricerca e scrittura che ha saputo emozionare la giuria e la comunità.
Le “voci” dei ragazzi: i racconti che rompono il silenzio
Il cuore del progetto risiede negli elaborati prodotti dagli alunni, guidati dalla loro insegnante di Lettere, prof.ssa Savina Gravante. Non semplici temi scolastici, ma veri e propri racconti dell’anima che hanno cercato di dare voce a chi, per troppo tempo, è rimasto confinato nel silenzio dei manuali.
Attraverso le loro penne, i ragazzi hanno esplorato le “storie nella Storia”: quelle di uomini e donne comuni che gli eventi bellici li hanno subiti sulla propria pelle.
I racconti si distinguono per l’adozione di punti di vista mai scontati, capaci di far rivivere i volti e le emozioni di chi ha vissuto l’orrore. Che si tratti del passato della Seconda Guerra Mondiale o della tragica realtà contemporanea, gli alunni hanno saputo descrivere con maturità l’atrocità di ogni conflitto, trasformando il dolore in un appello universale per la pace.
“Noi ci siamo”, è il grido d’orgoglio della classe e della Dirigente. Un impegno che nasce dalla volontà di coltivare il valore della memoria facendo conoscere ciò che è spesso taciuto. «Abbiamo cercato di dare voce a queste persone attraverso le parole che abbiamo pensato, le emozioni che abbiamo provato, i volti che abbiamo immaginato», spiegano gli studenti, sottolineando come l’immaginazione narrativa sia diventata uno strumento di giustizia storica.
Per farlo, i ragazzi hanno compiuto un viaggio nell’empatia, immaginando volti, provando emozioni e, soprattutto, adottando prospettive narrative inedite e spiazzanti.
A colpire la giuria è stata, infatti, l’originalità dei racconti. Gli alunni hanno osservato l’atrocità della guerra e il dramma delle migrazioni attraverso occhi inaspettati:
Lo sguardo del giornalista: colui che per primo ha scoperchiato l’orrore della strage, trasformando il dolore in testimonianza e ricerca ostinata della verità.
Il silenzio di un gatto: testimone muto e presente che, tra le macerie, ha osservato ogni cosa, restituendo una visione cruda e purissima della tragedia.
Il volo di un pettirosso: simbolo di una natura che osserva l’umanità migrante, in fuga dalle guerre di ieri e di oggi, diventando messaggero di una speranza che non vuole morire.
Il dolore universale: il grido straziante di madri e figli, che in ogni epoca e sotto ogni bandiera, pagano il prezzo più alto di ogni conflitto.
Hanno partecipato all’iniziativa gli alunni Diego Di Giacomo, Sofia Pontillo, Vittoria Capasso, Elena Lambiase, Viviana Marino, Salzano Chiara, Gaia Cesarin, Francesco Vallarelli, Marco Ventriglia, Jonathan de Donato. In questo mosaico di creatività, spiccano i nomi di Jonathan e Gaia: i due studenti hanno ricevuto una Menzione Speciale per l’eccellenza dei loro elaborati, capaci di tradurre l’impegno civile in narrazione pura. I loro lavori hanno saputo interpretare perfettamente lo spirito del premio: trasformare il ricordo di una tragedia in un seme di riconciliazione mondiale.
In un momento storico in cui i conflitti tornano a farsi vicini, la lezione che arriva dai ragazzi di Casagiove è potente: la memoria non è un esercizio di stile, ma un atto vivo di riconciliazione. I loro racconti sono ponti gettati verso il futuro, per ricordare che la pace non è solo l’assenza di guerra, ma la capacità di riconoscere l’umanità dell’altro.