Il Marchese, il tabù della sterilità in scena nel monologo di Claudia Balsamo

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CASERTA. Ironico, irriverente, malinconico, spietato, attuale. Straordinario debutto al Teatro Rostocco per “Il Marchese” di Claudio Lombardi. In un solo week end, è stato il monologo tra i più visti di sempre nello spazio di Corso Italia, ad Acerra, Napoli. In scena, diretta dallo stesso Lombardi, nei panni di Giulia, donna dalla multiforme complessità, l’attrice Claudia Balsamo, che, tra una sedia e un vecchio baule, è riuscita a tenere il palco per 50 minuti, riempiendo la scena e catturando il pubblico in sala. “Il Marchese” è uno spettacolo dall’inusuale struttura in quadri, tessere di un puzzle schizofrenico che solo alla fine si ricompone nella sua drammatica bellezza. Dalla regia asciutta, pulita, ma dai grandi contenuti drammaturgici, nell’atto unico di Lombardi, giornalista e pubblicitario di Caserta prestato all’arte scenica, ogni parola è stata pesata, sentita, assaporata. A ogni parola è stato attribuito un suono, un colore, un’emozione. Giulia, poi, è uno di quei personaggi che ti restano dentro; quelli a cui chiederesti un consiglio quando sei assalito dai dubbi; quelli da cui prenderesti volentieri le distanze, ma la cui assenza è insopportabile. «Darle voce – ha dichiarato Claudia Balsamo – è stato come dar voce a milioni di donne che non hanno la forza o il coraggio di superare l’impossibilità di avere un figlio. Quella di Giulia è una sterilità del corpo e dell’anima, con tutte le implicazioni psicologiche e sociali che questa condizione, frequente anche negli uomini, comporta. È stato un lavoro impegnativo: ho camminato sul filo sottile che divideva l’essere dall’apparire, la lucidità dalla follia, l’amore dall’odio». Lo spettatore si è ritrovato in una camera da letto, tra la platea e il proscenio, dinanzi a un sipario tagliafuoco che, nei fatti, non si è mai alzato. In questa terra di mezzo, si è mossa il personaggio-persona di Giulia, sfuggita alla sua rappresentazione. L’opera è trafitta dal rapporto feroce con un passato di moralità e di pregiudizi, di amori immaginati e di sessualità ostentata, di violenta prevaricazione e di voglia di libertà e di pienezza. I preparativi per il trasloco nascondono il desiderio di Giulia di mettere ordine prima di tutto nella sua testa e si alternano al tempo sincopato delle riflessioni e dei silenzi malinconici, in un migrare sentimentale tra attese e delusioni, speranze e conflitti. Le uniche fughe possibili sono della fantasia: in una solitudine vertiginosa, il quotidiano si deforma e assume le sembianze di una vitalità comica, lucida, prepotente, mai eroica, che sublima in un pensiero straniante, con esiti definitivi, quasi testamentari. Quella di Giulia non è una semplice confessione, è un flusso continuo in cui risuonano il caotico vorticare del mondo, la perdita di direzione e, soprattutto, il profondo, straziante, senso di inutilità. Eppure, da questa allucinata periferia di macerie, affiorano balugini di coraggio, di tenerezza, di commozione. La messinscena è sobria, a sottolineare con più forza la sospensione tragica del racconto, e disvela ciò che si nasconde e pulsa in ogni sguardo, in ogni gesto, in ogni centimetro di pelle. Il Marchese è l’espressione di un teatro essenziale ma temerario, di una regia concepita per l’attore, di una drammaturgia al servizio del personaggio. «Il viaggio di Giulia nel mondo di fuori – commenta l’autore e regista Claudio Lombardi – non poteva iniziare meglio. Nelle tre repliche dello spettacolo, ho espresso la mia gratitudine a Ferdinando Smaldone e ai suoi ragazzi per l’ospitalità e a un gruppo di lavoro fantastico (il fotografo e film-maker Alessandro Musone, Zaira Musone, che ha interpretato Giulia da piccola, lo scenografo delle luci Luigi Sorvillo, la pittrice Claudia Mazzitelli, il visual designer Angelo Tartaglione, la makeup artist Anna Marmorino, fra tutti). In attesa di riprendere il cammino, il 22 novembre ci attende il Palazzo delle Arti di Capodrise, vorrei ringraziare tre donne: Claudia Balsamo, che ha saputo “essere” Giulia, regalandoci una superba prova d’attore. Titti Smaldone, la mia compagna, senza il cui sostegno nulla sarebbe accaduto; e Giuseppa, cui ho dedicato il testo, che le persone come Giulia non hanno avuto la fortuna di avere come madre. Per me, quotidiana fonte di luce e di ispirazione». Foto di scena di Alessandro Musone e Gennaro Manzo.

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