Casagiove perde un suo figlio illustre: Giovanni Verdicchio nel ricordo del nipote Massimo Santoro

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Ci sono Grandi Persone che riconosci da un miglio, per cultura del Lavoro, carisma, autorevolezza e sentimenti autentici. Giovanni Verdicchio era così. Dal profondo degli occhi cerulei e dalle linee marcate del volto te ne accorgevi senza esitazione. Poi ti parlava- perché parlava lui!- e se lo contraddicevi- molto raramente!- sapeva distinguere se eri stato convincente: e in questo caso ti riconosceva il merito. Perché sacrificio e merito erano stati gli ingredienti della sua fulminante e brillantissima carriera. Partì da Casagiove con la catenina regalatagli e strettagli al collo dall’amata sorella. E quando un maldestro destino si portò via Tittina, lui, lo zione Generale della Guardia di Finanza, a breve capo della Direzione Investigativa Antimafia, me la mostrò fiero ancora al collo e mi disse: “Questa me la donò tua Madre prima che partissi: e sarà sempre con me”. Ingoiai rumorosamente. Da Mazara del Vallo a Biella, da Napoli a Venezia, a Roma, la sua seconda Città, perché la prima era Casagiove. La sua Casagiove. Quella Casagiove e i suoi giovani finanzieri che ha aiutato con tutte le sue forze. Quella Casagiove dove tornava ogni Natale, finché ha potuto, inondato dall’affetto dei suoi amici di infanzia. Quella Casagiove che riviveva nelle lunghe giornate all’Enal. Dove il tempo si cristallizzava e nemmeno l’adorata Famiglia ci poteva… Un rito? No. Un sentimento mai tradito. A proposito… nelle sue giornate casagiovesi lo preannunciava e lo accompagnava l’inseparabile nipote, scandendogli ore e appuntamenti come colui che “serrando e disserrando” “tenea ambo le chiavi del cor di Federigo”. E stai tranquillo, caro zio Giannino, che anche questa volta, Michele, te lo sarai già trovato sorridente in cielo, pronto ad aspettarti…

Massimo Santoro

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