Le Confraternite laicali di Casagiove e gli accordi del 1921

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Premessa

Le Confraternite, sono quelle realtà ecclesiali formate da laici i quali, seguendo lo spirito evangelico, decidono di mettersi al servizio degli altri sia spiritualmente quanto materialmente, per cercare di rendere il mondo e la società, in qualche modo migliori. E’ ovvio che l’abbandonarsi totalmente alla preghiera, alla penitenza corporale e alla carità da parte di coloro che erano affiliati a questi Pii Sodalizi, significava soprattutto il voler raggiungere ad ogni costo il Cielo per poter contemplare il raggiante volto divino. Ma le Confraternite però, come buona parte dei tanti Sodalizi cattolici, sono state protagoniste di periodi di espansione e pian piano, specialmente a partire dal XX secolo, queste realtà laicali sono andate a scemare, non soltanto nel numero degli associati, ma anche nell’ attuazione di determinate opere di umana pietà. Anche se il numero degli aggregati calava vertiginosamente, tuttavia, le Congreghe hanno cercato di non perdere il loro fortissimo legame con le pubbliche celebrazioni. L’ “apparire” mostrando le diverse insegne processionali così come l’indossare gli abiti di rito (mozzetta colorata, camice bianco, cingolo legato alla vita e cappuccio calato sul volto), sono stati punti indispensabili nella vita associativa di questi Sodalizi che, ancora oggi, certamente danno alle processioni un tocco di folclore. Accadeva poi che, in occasione di processioni solenni, essendo diminuito il numero dei confratelli, si cercava di “tappare quei buchi”, chiamando persone che con la Congrega non avevano avuto mai nulla a che fare, se non forse per l’acquisto di qualche “nicchia” sepolcrale nel campo santo cittadino. Queste persone che venivano “da fuori” ricevevano per la loro partecipazione con l’abito di rito, qualche compenso in denaro. E’ probabile che, gli accordi che i confratelli casagiovesi presero nel 1921, fossero legati in parte a gesti di “cortesia” e in parte sicuramente allo “spopolamento” di questi Pii Sodalizi e, pian piano ai loro commissariamenti. Questa pratica del pagare le persone esterne per prendere parte ai riti confraternali si è svolta fino a non molti anni or sono e purtroppo, ancora oggi, specialmente in alcune parti del meridione è ancora diffusa.

Le Confraternite casagiovesi e gli accordi per la partecipazione a processioni solenni e funebri

Il 23 maggio 1921, nei locali della Reale Arciconfraternita di San Michele Arcangelo in Casagiove, si erano riuniti “sotto la presidenza” del priore di quest’ultima, Pietro Vozza, i rappresentanti “delle 4 corporazioni di questo comune”: Pietro Vozza rappresentava come detto la Congrega più antica di Casagiove, quella dedicata a San Michele Arcangelo, vi erano poi: Antonio Benevento  dell’Arciconfraternita di Sant’Antonio di Padova, Giovanni Giaquinto dell’Arciconfraternita del SS. Rosario e Anime del Purgatorio e infine, Pietro Abbondanza della Confraternita dell’Immacolata Concezione di Coccagna, i quali, “di comune accordo”, avevano proceduto a prendere alcune decisioni inerenti soprattutto le processioni solenni e quelle funebri. In primo luogo, i priori dei quattro Pii Sodalizi, avevano stabilita per la partecipazione “una tassa di Lire cinquanta” per ogni Confraternita e “per tutte le processioni, tranne quella del Corpus Domini della Chiesa Madre, quella della protettore ricorrente il 29 settembre, e le altre delle rispettive corporazioni” quando ovviamente, si sarebbero svolte direttamente dalla Confraternita. Ogni Confraternita, poi, poteva prendere parte “ad una delle processioni del titolare della parrocchia che da essa dipende(va) senza alcun compenso”, mentre, per le altre processioni “dipendenti dalla sua parrocchia”, la Confraternita doveva riscuotere “la tassa suddetta”. Se ad esempio, ad una processione non intervenivano tutte le corporazioni, per quelle che vi prendevano parte, il compenso dovuto, come si affermava al primo punto, doveva essere diviso “in parti uguali” fra le quattro Confraternite, però, se una processione aveva luogo “in località dipendente dalla parrocchia di una confraternita”, quest’ultima poteva rinunciare alla quota, esclusivamente “a beneficio della parrocchia stessa e senza alcun diritto sulle altre”. Quando invece, una parrocchia o un comitato festeggiamenti organizzavano una festa, questi dovevano servirsi “della corporazione” del loro rione, “e se per offese alle altre esistenti nel comune”, non voleva invitarle e si fossero servite “di altre fuori del comune”, allora la Confraternita locale doveva astenersi “dal partecipare alla processione” e se per caso non avesse ottemperato a tale disposizione, sarebbe stata oggetto “ad una multa di Lire 200 per ogni confraternita fuori del suo rione”. Oltre però, alle processione solenni e festose, la preoccupazione delle Congreghe casagiovesi riguardava anche quella relativa alla partecipazione ai cortei funebri. Infatti, i quattro rappresentanti confraternali avevano deciso anche l’elargizione di un compenso “per tutte le Associazioni Funebri” che da 20 Lire sarebbe stato aumentato a 30 Lire “per il solo accompagnamento” al camposanto. Quando una Confraternita doveva poi “sostituire coltre e cataletto”, allora il compenso sarebbe stato elevato a 40 Lire, e nel caso in cui il “cliente” avesse preferito “la cassa sulla coltre”, il compenso sarebbe stato pari a 50 lire. Al termine della seduta, i rappresentanti delle quattro Congreghe discutevano sul problema della tumulazione dei cadaveri, prevedendo per la sepoltura “in terrasanta” una tassa di 8 Lire “per i ragazzi fino a dieci anni di età”, mentre per tutti quelli “superiori all’età suddetta” una tassa di 15 Lire, e il becchino poi andava pagato “dalla parte interessata e non dalla confraternita”.

Fonte

Archivio storico dell’ Arciconfraternita del SS. Rosario e Anime del Purgatorio di Casagiove. L’Archivio è privo di un ordine inventariale.

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