“Rapsodia”, il libro e racconto teatrale di Ida Brancaccio e Sofia Flauto

La pandemia come occasione per riconciliarsi con la natura ferita

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La pandemia come occasione per indagare se stessi, per scrutare nel proprio io e ritrovare ritmi, tempi e momenti che la frenesia della vita quotidiana ci aveva fatto perdere. E così l’incontro con madre natura che inchioda l’uomo alle proprie responsabilità attraverso un lungo percorso di analisi interiore. C’è tutto questo in Rapsodia, un racconto teatrale a quattro mani, scritto da Ida Brancaccio e Sofia Flauto, edito da Graus edizioni per Gli Specchi di Narciso presentato ai giardini San Felice nella splendida cornice dell’Istituto Caselli, gioiello per l’insegnamento della lavorazione della ceramica immerso nel Bosco di Capodimonte. Alla presentazione, moderata da Luca De Bartolomeis, dirigente scolastico dell’Istituto Caselli, i cui testi sono stati letti da Titta Palmiero, è intervenuta, tra gli altri, l’assessore alle Politiche sociali della Regione Campania Lucia Fortini: “E’ un testo – ha detto – che ci fa tornare indietro di un anno e mezzo, periodo in cui il tempo sembra si sia fermato che ci ha consentito di riflettere. Riflettere su quelle che erano delle azioni quotidiane, su quelle che sono le nostre paure, le nostre angosce. Dalla pandemia si riparte riflettendo su noi stessi, non dimenticando che il tempo a nostra disposizione deve servire a realizzare quello che siamo”.

“Rapsodia – spiega Ida Brancaccio – è un racconto teatrale perché ce lo siamo immaginato rappresentato. Non sono arrivate le parole quando lo abbiamo concepito ma sono arrivate le immagini. E quindi l’evocazione di una serie di visioni tra cui il sogno alla fine che erano racconto, esperienza, vissuto, fra il quotidiano e quello che ci veniva catapultato e gettato addosso dai mezzi di comunicazione. E’ stato vissuto come poi è la nostra affinità elettiva, molto empaticamente attraverso il pensiero”.

“E’ stato un momento di riflessione – aggiunge Sofia Flauto –  Il lockdown ci ha costretto ad intraprendere un percorso all’interno del nostro io interiore e con Ida mai come in questo momento siamo state così vicine. E’ un viaggio all’interno del nostro io interiore. Anche se il lockdown ci ha costretti ad essere prigionieri di noi stessi, con Ida abbiamo scritto a quattro mani le nostre sensazioni. E’ un messaggio di positività quello attraverso il racconto di voler riscoprire la natura, i veri sentimenti. E di connettersi non soltanto con la natura ma anche con noi stessi”.

Il libro è stato anche stampato in braille, occasione sottolineata dal Consigliere Nazionale dell’Unione Italiana ciechi ed ipovedenti Giuseppe Fornaro intervenuto alla presentazione.  È un testo visionario, dove l’aggettivo teatrale serve a spiegare una duplice modalità esperienziale: può rappresentarsi, nella lettura silenziosa attraverso l’immaginazione del lettore, ma anche essere rappresentato: su un palco, in una sala piccola e scura, illuminata dalle parole rese intense dalle voci degli attori e da una musica avvolgente. Denuncia con rabbia polemica l’uomo cieco e disumano, opposto a una natura dimenticata e ferita eppure ancora accogliente. Lascia percepire i rimorsi, i rimpianti, le paure e le ansie. Il coraggio e l’energia, la voglia di ricominciare. Un turbine di emozioni, tra sogno e realtà.

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