I giorni dell’abbandono di Elena Ferrante a Il Pozzo e il Pendolo

Rosaria De Cicco è interprete di un lacerante viaggio al centro dell’anima, nei gironi infernali delle paure e dell’insicurezza, del dolore e del passato

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La storia di Olga e di un matrimonio apparentemente felice, che naufraga tra le onde inarrestabili di un desiderio nuovo, prepotente, devastante, prende vita ne I giorni dell’abbandono di Elena Ferrante, con Rosaria De Cicco, in scena sabato 28 gennaio 2023 alle ore 21.00 (in replica domenica 29) al Pozzo e il Pendolo Teatro, nell’adattamento e la regia di Annamaria Russo.

Presentato e promosso dallo stesso palcoscenico partenopeo, l’allestimento porta in scena la fine di un amore, i territori impervi dell’abbandono, nei quali si finisce per essere scaraventati da un addio imprevisto, imprevedibile, assolutamente inevitabile.

Una storia universale, declinata al singolare, ma nella quale ciascuno finisce per veder riflessa l’ombra delle proprie paure o dei propri ricordi.

Rimasta con i due figli e il cane nella tranquilla Torino dove si è trasferita da qualche anno, profondamente marchiata dal dolore e dall’umiliazione, Olga è risucchiata dai fantasmi della sua infanzia napoletana, che s’impossessano del presente e la chiudono in un’alienata e intermittente percezione di sé.

Comincia a questo punto una caduta rovinosa che mozza il respiro, un racconto che cattura e trascina fino al fondo più nero, più dolente dello strazio.

Lasciata sola sull’orlo dei quarant’anni, incapace di affrontare il proprio dolore, la donna desidera soprattutto non ricadere nello stereotipo della donna abbandonata, non assomigliare alla “poverella” tanto denigrata da sua madre.

Nella lenta e rovinosa caduta verso il fondo dell’abisso, Olga mantiene sempre una divisione interna: da un lato non riesce a contrastare i nuovi stati d’animo che s’impossessano di lei, dall’altra, però, resta lucidamente consapevole di quel che le sta capitando.

Si osserva dall’esterno, descrive i suoi sintomi e spesso anche se ne spaventa, ed è pienamente cosciente di doversi opporre alla progressiva degenerazione, all’abbandono, senza però poter fare nulla per frenarsi, fino al giorno in cui, improvvisamente, sente tutti i nodi che tengono insieme la sua esistenza, il suo corpo, la sua casa sono sul punto di dissolversi.

I giorni dell’abbandono è un lacerante viaggio al centro dell’anima, nei gironi infernali delle paure e dell’insicurezza, del dolore e del passato. Le parole della Ferrante sono schegge di vita che dilaniano la carne, frammenti di domande che pretendono riposte impossibili da trovare, rigurgiti di rimpianti che chiedono voce per ritrovare il senso di un percorso.

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