
CASERTA. A sessant’anni dal Concilio Vaticano II e dalla Lumen Gentium, la “Magna Carta” del Concilio secondo Paolo VI, Angelo Crescente si interroga sul ruolo dei laici nella Chiesa e sull’attualità degli organismi di partecipazione ecclesiale. Lo fa in un saggio breve ma denso, “Pietre viventi. Esperienze laicali” (Giuseppe Vozza Editore, pp. 36, € 8,00), che propone una riflessione preziosa su un tema ancora aperto.
Nella prefazione, firmata da Lucia Villano e Teresa Nutile, si ricorda come il Concilio abbia introdotto istanze riformatrici decisive, a partire da una nuova prospettiva ecclesiologica. Tra queste, l’importanza dei laici e di tutto il popolo di Dio, in virtù del sacerdozio comune dei fedeli. Un passaggio che ha segnato uno spartiacque tra il prima e il dopo, prefigurando un ritorno alle origini: quando i credenti in Cristo, “primizie della comunità cristiana”, costituivano, come recita la Prima Lettera di Pietro, “un organismo sacerdotale santo” (1 Pt 2,5). E ancora: «Pur conservando la sua forza nel radicamento locale, la parrocchia, sclerotizzata dalle rughe del tempo, nella sua versione post-tridentina concepita attorno alla figura del parroco come unico soggetto attivo della vita ecclesiale e dell’azione pastorale, ha mostrato le crepe di una istituzione troppo rigida e appesantita, incapace di leggere i segni dei tempi e priva di missionarietà».

«Era doveroso – commenta l’autore – un excursus sul ruolo dei laici nella Chiesa durante il magistero episcopale di Raffaele Nogaro, Vescovo emerito di Caserta, nello spirito della ecclesiologia di comunione, per riprendere la rotta tracciata dal Concilio Vaticano II, prima che il tempo ne offuschi la memoria». Lontano da nostalgie o sterile disfattismo, Crescente avverte l’urgenza di evidenziare, con animo di servizio, le crepe di un’istituzione che, nell’era post-cristiana priva di riferimenti, appare sempre più lontana dal progetto del suo “fondatore”, incapace di parlare all’uomo contemporaneo e sorda all’appello per una Chiesa veramente sinodale. «Non abbiamo bisogno – aggiunge – di una religione cultuale, asettica, che narcotizza le coscienze, ma di una religione esistenziale. I cristiani di oggi sono chiamati ad essere meno frequentatori del tempio e più uomini della Via, che sappiano camminare Insieme; curvi sulle piaghe e domande dell’uomo contemporaneo; per aprire varchi di luce e irradiare la speranza; per essere anima del mondo: “pietre viventi in edificio spirituale per formare un organismo sacerdotale santo” (1 Pt 2,5)».
Medico di famiglia, laureato in Medicina e Chirurgia con specializzazione in Malattie dell’Apparato Cardio-Vascolare, Angelo Crescente ha affiancato all’attività professionale un intenso impegno ecclesiale e civile. Durante l’episcopato di Raffaele Nogaro a Caserta ha diretto il Consiglio Pastorale Diocesano e, in seguito, ha ricoperto, per due mandati, la carica di sindaco della sua città, Capodrise.