Recale, Amici di Sant’Antimo lasciano il comitato Festa del Giglio: “Mancano fiducia e autonomia”

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RECALE. Dopo mesi di silenzio, in cui hanno scelto per non interferire con lo svolgimento della Festa del Giglio, il gruppo “Amici di Sant’Antimo Festa del Giglio Recale”, composto da quasi tutti i membri storici del Comitato festeggiamenti, ha reso pubbliche le ragioni che hanno portato alla sofferta decisione di lasciare l’organizzazione della festa patronale. Nella lunga lettera aperta alla cittadinanza, gli ex componenti spiegano di aver vissuto con profonda amarezza una scelta maturata dopo una serie di confronti con il parroco e con rappresentanti dell’autorità diocesana, avviati con l’obiettivo di trovare soluzioni condivise per garantire continuità alla tradizione. Secondo il gruppo, gli incontri non avrebbero però chiarito le criticità emerse, né consentito di ricostruire quel clima di fiducia e collaborazione ritenuto indispensabile per proseguire il lavoro. Gli ex membri ricordano che, a partire dallo scorso settembre, numerose riunioni sono state dedicate anche all’esame dei bilanci delle ultime tre edizioni della festa, definiti dagli stessi “puliti e lineari”. L’attenzione si sarebbe poi spostata sulla richiesta di ridurre significativamente il budget destinato al programma civile, pur in presenza delle risorse economiche necessarie. Il gruppo ribadisce inoltre che, durante i dieci anni di gestione, tutte le offerte raccolte per Sant’Antimo sono state integralmente destinate ai festeggiamenti, auspicando che ciò continui anche in futuro.

“Nonostante che nell’incontro di fine ottobre 2025 si fosse concordato che tutto il comitato sarebbe rimasto invariato – scrivono nella lettera -, dopo circa dieci giorni c’è stato presentato un nuovo comitato con una composizione completamente diversa rispetto alla riconferma di quello precedente; abbiamo presentato una nostra proposta cercando di includere anche le indicazioni ricevute, ma la situazione è precipitata. Da puntualizzare che fin dall’inizio degli incontri c’era stato chiesto di adeguare la composizione del comitato allo statuto diocesano; certamente nessuno di noi si era opposto, ma abbiamo cercato di comprendere se ci fossero state mancanze da parte nostra; anche in questo caso l’esito è stato negativo. Per statuto diocesano lo stesso comitato ha senso di esistere se c’è il consiglio pastorale! Negli incontri susseguiti ci sono state presentate in linea definitiva modifiche sostanziali rispetto agli accordi precedentemente formalizzati, che hanno inciso profondamente sull’autonomia operativa del Comitato festa. Durante l’ultimo incontro, è stata proposta una nuova organizzazione del direttivo, comprensiva di ulteriori membri con potere decisionale, costituendone la maggioranza; inoltre l’assegnazione della presidenza a un rappresentante esterno, scelta che il Comitato non ha potuto condividere in quanto avrebbe comportato un chiaro commissariamento del gruppo. Tali condizioni – aggiungono nella lettera – purtroppo compromettevano la possibilità di continuare a operare secondo gli standard, i valori e l’indipendenza che hanno caratterizzato la gestione della festa negli ultimi dieci anni. L’organizzazione della festa è stata sempre finanziata attraverso donazioni e contributi della popolazione e di sponsor, con trasparenza e senza influenze esterne, garantendo un lavoro imparziale e rispettoso della tradizione. Alla luce delle circostanze imposte, abbiamo ritenuto di non poter più assumerci la responsabilità della gestione della festa, considerando impossibile proseguire in un contesto che ne compromette la qualità organizzativa. Abbiamo sempre agito in buona fede, con trasparenza e nell’interesse esclusivo della Festa e della Comunità. Non vogliamo medaglie ma non meritiamo etichette che non ci appartengono. Per 10 anni abbiamo dedicato tempo, energie e risorse personali per dare il meglio di noi facendo casa, lavoro e Sant’Antimo, sforzo premiato con l’inserimento della nostra festa, senza alcun aiuto istituzionale, nell’Inventario del Patrimonio Immateriale Campano. Siamo stati impossibilitati a mantenere relazioni tali da permetterci una collaborazione serena e proficua nell’interesse del Popolo. Oggi – concludono nella lettera -, siamo disposti a impegnarci nuovamente per sostenere la nostra tradizione con fattiva collaborazione con chi, come noi, ha a cuore la nostra festa e l’indiscussa fede nel nostro Santo Patrono, purché ci siano garantite: autonomia operativa, ovviamente condivisa; fiducia, ovviamente reciproca; stima, ovviamente corrisposta. Sant’Antimo lo sa”.

Tra i temi affrontati nella lettera emerge quello della valorizzazione religiosa della festa. Gli ex componenti dichiarano di aver condiviso la proposta di rafforzare la componente spirituale della processione, anche attraverso la partecipazione dei bambini della Prima Comunione davanti al Giglio, ritenendo l’iniziativa coerente con la natura religiosa della manifestazione. Ampio spazio è dedicato anche alla vicenda del Giglio Baby. Il gruppo racconta che, richiamando un decreto diocesano del 2017, sarebbe stata inizialmente manifestata contrarietà alla prosecuzione dell’iniziativa. Dopo diversi confronti sarebbe stata concessa una deroga per il 2026, limitando però il percorso a due sole strade e demandando la ricerca di soluzioni alternative per il futuro. Una prospettiva che gli ex organizzatori interpretano come un possibile allontanamento da una tradizione che, da decenni, rappresenta uno strumento di trasmissione della devozione e della cultura del Giglio alle nuove generazioni. Viene inoltre ricordato il progetto “In cammino con Sant’Antimo”, avviato nel 2024 con attività di catechesi, laboratori e iniziative scolastiche, che secondo il gruppo avrebbe potuto essere ulteriormente sviluppato insieme all’Oratorio.

Sul piano organizzativo, la lettera affronta anche il tema dell’aspetto musicale del trasporto del Giglio. Gli ex membri del comitato respingono le critiche rivolte alle scelte adottate negli ultimi anni, sostenendo che marce e ritmi utilizzati fossero studiati esclusivamente per garantire sicurezza, sincronizzazione degli accollatori e stabilità dell’obelisco, alto oltre 25 metri e del peso superiore a 35 quintali. Anche alcune modifiche al percorso, spiegano, sarebbero nate esclusivamente per tutelare gli accollatori e preservare la struttura del Giglio. Nel documento non manca i ringraziamenti “a tutti coloro che nel corso dei nostri anni passati nel Comitato ci hanno permesso di realizzare tutto ciò che è stato sotto i vostri occhi. Ringraziamo nello specifico la popolazione, gli sponsor, le associazioni, le istituzioni, le forze dell’ordine e infine, non per ordine di importanza, tutti i parroci che si sono susseguiti. Senza di voi non saremmo mai stati in grado di riportare la festa allo splendore che meritava per onorare il nostro amato Patrono”.

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