“La mia espulsione è un atto tecnicamente irricevibile”, risponde così Raffaella Zagaria a Mirabelli

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CASAPESENNA – Il Pd sembra non trovare pace in Terra di Lavoro. Il Commissario del Pd provinciale, Franco Mirabelli, è sempre più indaffarato nel tentativo di inquadrare in una visione politica unitaria i contrasti che dilaniano varie sezioni cittadine dei dem. Una di queste dure fratture è sicuramente quella di Casapesenna dove è consigliere comunale Raffaella Zagaria, consigliere provinciale dem, che ha deciso di passare all’opposizione dell’attuale sindaco di Casapesenna Marcello De Rosa, sempre in quota Pd. Di seguito vi trasmettiamo le dichiarazioni stampa della Zagaria, dopo le parole dure (“La Zagaria…di fatto si è autoesclusa dal partito”) del commissario Mirabelli.

“Grazie, è doveroso cominciare con un grazie perché qui vedo non solo i giornalisti, ma tanti appassionati del Partito democratico che hanno deciso di metterci la faccia e di rappresentarmi di persona la loro vicinanza. Grazie anche ai dipendenti della Provincia che sono qui per ascoltare quello che ho da dire. Prima di entrare nel merito delle questioni vi devo porgere delle scuse, la prima è per la location sicuramente non comoda per un pubblico qualificato come questo, ma non potevo non convocare la mia conferenza stampa nello stesso luogo in cui l’hanno fatta coloro che hanno inteso delegittimarmi. Vi chiedo ancora scusa del fatto che leggerò: non prendetela come una mancanza di rispetto, ma è necessario che non dimentichi nulla perché quello che è successo è ai limiti del grottesco. Ho ritenuto opportuno indire questa conferenza stampa per chiarire e dimostrare quanto lo pseudo provvedimento del Sen. Mirabelli sia inopportuno, inadeguato, inammissibile, irrituale e irricevibile , squisitamente frutto di servilismo. Voglio esaminare le dichiarazioni dell’Onorevole Mirabelli prima da un punto di vista tecnico. Badate bene, parlo di dichiarazioni perché non esiste alcun anno formale nei miei riguardi, dal momento che quello che hanno presentato l’altro giorno è inaccettabile, e con questo termine voglio dire che da un punto di vista formale, secondo le regole del Partito democratico, non può essere accolto da nessuno. L’articolo 40 bis dello Statuto del Pd sostiene che non si può assumere alcun provvedimento di espulsione dal partito per nessun iscritto se, prima non si è data la possibilità all’iscritto di difendersi. Piccolo inciso, io gli articoli del regolamento li cito perché li conosco, loro non so, come potrete vedere nella stampa che vi ho dato, non c’è alcun riferimento specifico nella lettera che hanno inviato al circolo per annunciare la mia espulsione. Insomma un provvedimento di espulsione senza indicare le norme che si assumono violate è come se all’indagato (peraltro per conoscenza) venisse inviato un avviso di garanzia senza l’indicazione delle norme che si assumono violate. Ovviamente, mi sembra superfluo dirlo, a me non è stata data alcuna possibilità di difendermi. Addirittura, a me l’atto viene notificato per conoscenza, nemmeno in maniera diretta. Il regolamento dice che su situazioni come la mia si deve esprimere la commissione di garanzia provinciale, regionale e nazionale: evidentemente, avevano tanta fretta di mandarmi via che non hanno ritenuto opportuno provvedere a questi passaggi. Capisco che hanno fretta dal modo con cui è stata scritta la lettera di espulsione. Hanno incaricato il primo che si sono trovati davanti per scriverla, perché non posso credere che un senatore della Repubblica si esprima in una maniera così pedestre… Capisco che vogliono cacciarmi dalle bambinate che hanno fatte per annunciare la mia espulsione. Solo così posso definire il fatto che cominciano una conferenza stampa per annunciare il provvedimento alle 11 e 30 e, fanno spedire la lettere per email al circolo alle 11 e 33 del giorno 25, è tutto documentato nella cartellina, salvo poi inviare un documento datato 24, privo peraltro di sottoscrizione, patetici! Il massimo che poteva fare, così come prescrive lo Statuto, qualora si fosse assunto un comportamento contrario al codice etico del Pd era quello di deferirmi agli organi competenti, e nel caso de quo alla Commissione di Garanzia Provinciale, Regionale e in ultima istanza al Nazionale, i soli titolati ad adottare dei provvedimenti di espulsione. Ma andiamo avanti. Viene messa in discussione la mia posizione politica al Comune di Casapesenna. Il senatore Mirabelli scopre grazie ad un esposto del circolo locale, che per inciso non sa nemmeno se sono una sua iscritta come si evince dal documento che ha diffuso alla stampa nei giorni scorsi, che io sono passata all’opposizione a Casapesenna solo oggi e, per questo, decide di espellermi dal partito. Io sono all’opposizione a Casapesenna praticamente da sempre, dal momento che io sono passata all’opposizione un paio di mesi dopo la mia elezione perché non ho condiviso l’operato del sindaco De Rosa che ho sempre definito poco trasparente e non efficace per risollevare il mio comune. Correva l’anno 2014. Il mio essere all’opposizione è stato sempre esplicitato con voti contrari in consiglio comunale, con posizioni nette pubbliche e in sede di consiglio. Soprattutto, la mia contrarietà è stata espressa anche al senatore Mirabelli, il quale, in una circostanza mi chiese anche se fosse opportuno andare o meno a Casapesenna ad un convegno organizzato dal sindaco… Ma all’epoca, forse, Mirabelli aveva bisogno dei miei voti perché altrimenti il Pd, che ha presentato una lista incompleta alle Provinciali, probabilmente non avrebbe ottenuto il quorum per essere rappresentato… Non per autocelebrarmi, ma sono l’unica consigliera che è riuscita ad essere rieletta con questo sistema, segno che il lavoro sul territorio paga. Ma, torniamo a Casapesenna. Il 03 luglio del 2015, contestualmente all’elezione in Provincia, decido di costituire il gruppo del Pd anche al Comune di Casapesenna dove, è bene ricordarlo, sia io che De Rosa siamo stati eletti in una lista civica ,“Casapesenna in positivo”. Il 31 luglio ( per inciso io ero capogruppo Pd)  il sindaco, tesserato Pd ma non dichiarato come tale in Consiglio Comunale, mi revoca le deleghe conferite ad inizio mandato come da Decreto Sindacale n. 26 del 31/07/2015 ; il Decreto non è motivato com’è ovvio ma appare chiaro che tale revoca è stata dettata dal fatto che ogniqualvolta riscontravo irregolarità o presunte tali negli atti amministrativi, trasmettevo per competenza alla Prefettura di Caserta, la quale in qualche caso aveva chiesto spiegazioni al De Rosa in merito alle contestazioni ricevute.  Solo dopo qualche mese anche il gruppo del sindaco decide di costituirsi come Partito democratico in consiglio comunale e, come primo atto, la prima cosa che fa mi sfiducia come capogruppo… Voglio spiegare bene. Io  costituisco il gruppo, loro si accodano e mi sfiduciano contestualmente: una cosa che qualche dubbio lo pone. La sfiducia è un atto che si fa quando qualcuno non esercita in maniera corretta il proprio ruolo, ma come può sfiduciarti chi sino ad un attimo prima non faceva parte del tuo gruppo? A Casapesenna succede…E visto che a Casapesenna succede io mi sono regolata di conseguenza, dichiarandomi indipendente, facendo opposizione al partito. Questa cosa, non mi ha impedito, come è giusto che sia, di candidarmi alle primarie per l’assemblea nazionale dove risulto la prima eletta in Italia nella mozione Orlando, facendo aumentare la percentuale del Pd in maniera significativa, né di ricandidarmi alla Provincia nella lista del Pd, dove sono la seconda più votata, unica riconfermata rispetto al precedente mandato. Oggi, all’improvviso, si scopre che il mio comportamento è scorretto e, quindi, devo essere depennata dagli iscritti del Partito democratico. E’ corretto, invece, il comportamento del sindaco De Rosa che diffama una senatrice della Repubblica, l’onorevole Rosaria Capacchione, componente della commissione antimafia, simbolo della legalità in Terra di Lavoro riconosciuto a livello nazionale con affermazioni ingiuriose anche in consiglio comunale. Lo statuto dice che questo non si può fare, articolo 40bis. Della vicenda, chiaramente, ho informato il senatore Mirabelli come è giusto che fosse, ma, chiaramente, non c’è stata alcuna risposta. Il senatore Mirabelli mi chiede dunque di sostenere un  Pd a Casapesenna sempre e comunque, e mi chiedo: anche quando vengono approvati atti che conferiscono incarichi, consulenze e/o affidamenti a soggetti che hanno rapporto di parentela con i dipendenti? … o peggio che hanno rapporti di parentela con i consiglieri di maggioranza? anche quando un Dirigente Finanziario (ultimo consiglio comunale) denuncia pubblicamente delle irregolarità gravi in dispregio delle norme?… anche quando il dirigen
te tecnico ( Andrea Villano, attuale candidato a Sindaco di Orta di Atella ) firma determina con cui sana la casa abusiva del sindaco De Rosa? …. Ma ciò che più mi indigna e mi fa gridare con forza che starò sempre in opposizione a De Rosa è il fatto che gli attuali sostenitori del sindaco De Rosa ( presenti in tutte le manifestazioni che organizza) sono coloro che lanciano messaggi sui social difendendo De Rosa e ingiuriando il lavoro che ha svolto e svolge il sostituto Procuratore della DDA Dott. Catello Maresca peraltro con epiteti gravi ….beh…..se devo stare fuori dal Pd per oppormi a questi soggetti contenta di starne fuori. Passiamo al mio operato in Provincia. Dalla conferenza il Sen. Mirabelli dice di essersi raccordato con tutti i consiglieri, ma quando, dove? L’unica volta che il Senatore Mirabelli ha convocato (almeno anche me) i consiglieri provinciali è stato quando siamo stati eletti in Provincia, ovvero ad ottobre e da allora non l’ho più visto e in quell’occasione si è decisa la linea del pd, opposizione responsabile. Ebbene nella lettera che ho ricevuto per conoscenza, viene detto che sono stata espulsa dal Partito democratico perché ho votato l’allineamento di bilancio; e perché no la consigliera Improta che ha votato con me favorevolmente l’allineamento di bilancio?…. Chissà! Ma in ogni caso se è così, beh io sono orgogliosa di essere stata espulsa perché ho permesso a degli onesti lavoratori di poter prendere lo stipendio, perché ho permesso ai dirigenti di poter intervenire nelle scuole e sulle strade, perché ho permesso a questa provincia di non fermarsi completamente. Essere di sinistra non significa avere solo la barba lunga.. Essere di sinistra significa tutelare le fasce deboli, i lavoratori, i meno fortunati. Io l’ho fatto e lo rifarò. Chi nel Partito democratico ritiene che non bisogna tutelare i dipendenti della Provincia, i lavoratori, ma poi ci si debba sedere nelle stanze del poter per spartire gli incarichi al consorzio idrico o all’ASI ….è lontanissimo da me. Per aiutare i lavoratori io come altri, chiaramente, ci siamo esposti a rischi patrimoniali personali. Ma è giusto così! Chi ha votato no, invece, ha permesso a qualche amico di ingrossare il portafogli grazie ad accorducoli che con la politica non hanno niente a che fare. Quella è cofecchia. Ma voglio spiegare bene che cos’è l’allineamento di bilancio. Si tratta di un adempimento tecnico che consente alla Provincia di utilizzare i soldi per la spesa corrente. Non è il bilancio, non è programmazione. Non stiamo decidendo dove costruire una scuola o come investire i fondi. Stiamo dicendo che i dipendenti si devono pagare, una scelta è politica se può essere soggetta ad interpretazioni diverse. Se per il Pd i dipendenti possono anche non essere pagati, chi ha votato no evidentemente lo pensa, allora la mia è stata una scelta politica. Viceversa, così come penso io, se far pagare i dipendenti è un atto da fare comunque e a prescindere la mia è stata una scelta tecnica così come ho detto in consiglio provinciale. Voglio essere chiara così come lo sono sempre stata: io sono all’opposizione di Giorgio Magliocca e del centrodestra. Illazioni, cattiverie dette in queste ore sono solo congetture tese a delegittimarmi. Sono altri esponenti del Pd, autorevolissimi, ad aver ottenuto incarichi per persone vicine a loro. Ma su questo argomento non voglio aggiungere altro, almeno per ora. Sin qui i fatti. E’ chiaro che, di fronte a tutto questo, qualche domanda me la sono posta. In primo luogo perché? Perché tanta cattiveria? Perché tanto livore? Evidentemente a qualcuno non è piaciuto che io abbia spiattellato in faccia a tutti la verità sul Partito democratico con il mio documento di dicembre. Evidentemente a qualcuno non è andato giù che l’unica assemblea in cui c’è stata partecipazione nel Partito democratico è stata quella che ho organizzato io a marzo perché ho coinvolto la base. Qualcuno probabilmente ha avuto paura di chissà io che cosa volessi fare… Non volevo fare nulla, volevo evitare che questo partito rinnegasse se stesso, volevo evitare che la distanza tra la base e il vertice diventasse incolmabile, volevo evitare che la protesta si sostituisse alla proposta, volevo evitare che i lavoratori venissero mortificati nella loro dignità perché è più importante mantenere una posizione che risolvere un problema. Beh, io non mi arrendo continuerò a fare questo tipo di politica. Nel Partito democratico? Non lo so, dipenderà da loro, ma anche da me. Devo dire che autorevoli esponenti nazionali e regionali si sono schierati apertamente e pubblicamente al mio fianco dicendomi di andare avanti e di farlo con il Pd, perché quella che ho subito è una porcata infondata che si dissolverà in una bolla di sapone. Oggi mi premeva far conoscere a tutti la verità, raccontando i fatti, fornendo i documenti e facendo capire realmente cosa è successo o forse sarebbe più giusto dire cosa non è successo. Approfitto della stampa per ricordare a tutti che io sono un avvocato e che, per mestiere, so riconoscere quando la mia immagine viene lesa. In questo caso è stato fatto e non lo consento a nessuno”.

 

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