Bosco (Uil): Salvare vite umane nel Mediterraneo non è negoziabile”

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Per la terza volta in 4 giorni assistiamo a un nuovo naufragio al largo delle coste della Libia. Con l’ultimo rovesciamento di un gommone carico di migranti, donne e bambini compresi, il numero dei morti in mare supera nel 2018 le 1.400 unità. E ciò accade, nonostante siano arrivati in Italia via mare – secondo dati del Viminale – 16.602 migranti e richiedenti asilo (11.415 dalla Libia), cioè l’80,5% in meno del primo semestre 2017. In questa tragedia l’Europa continua a essere colpevolmente assente, mentre dovrebbe gestire l’accoglienza, garantendo una ripartizione che tenga conto delle dimensioni dello Stato Membro, del Pil e del lavoro disponibile. Intanto, il prezzo continuano a pagarlo i migranti: uomini, donne e bambini. Questo è inaccettabile. Così come è altrettanto inaccettabile che questi esseri umani siano abbandonati a sé stessi, prima vittime di malfattori e delinquenti che si approfittano della loro condizione di bisogno, e poi ostaggio dei contrasti della politica. Secondo la normativa internazionale (e la legge del mare), chi è in pericolo va soccorso. L’Europa poi dovrebbe gestire il successivo smistamento dei flussi. Per la UIL, salvare vite umane non è negoziabile.

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