Gridiamo sempre “Viva sant’Anna!” Devoti noi siam! La processione di sant’Anna a Caserta nella prima metà del Novecento (periodo Fascista)

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Al popolo devoto di Caserta che, sinceramente, venera la Gloriosa “Vecchierella” Sant’Anna, la più dolce di tutte le nonne. 

Introduzione

La nostra storia ha inizio nel XIX secolo, in una Caserta diversa “d’animo” rispetto a quella odierna, pigra di cultura e “infangata” da una cattiva gestione politica, troppo diffusa nell’Italia meridionale. Nonostante queste vicissitudini, la maggior parte dei cittadini casertani, vedono nei loro Celesti protettori delle “luci di speranza”. La vicenda devozionale dei casertani, nei riguardi di sant’ Anna, trae origine non tanto dall’ opera ecclesiastica, bensì da quella laica. C’erano due sorelle di cognome Costa, che dimoravano nella “viella Salomone”, nel quartiere popolarmente detto “Santella”, dove è ubicata l’ormai abbandonata chiesa di Sant’Elena imperatrice. Le “devote” sorelle Costa, nella loro abitazione custodivano in una grande scarabattola, quello che un giorno sarebbe diventato il tesoro, punto di riferimento per i casertani: la miracolosa effige di sant’ Anna. Ci troviamo tra il 1836 ed il 1838, durante il regno dell’intraprendente monarca Ferdinando II di Borbone, in quel frangente temporale un grave morbo colerico decimerà gran parte della popolazione casertana, e tra le vittime vi furono anche le “devote” sorelle Costa. Da questo momento in poi, comincerà ufficialmente l’attaccamento del popolo casertano verso la gloriosa Santa “vecchiarella”. Le ricerche effettuate nel 1998, dal compianto Gerardo Zampella (si rimanda a: Gerardo Zampella, “La Congrega di Santa Maria di Loreto, 1609 – 1967: dalle origini al culto di Sant’Anna”, Caserta 1998), ci informano che la statua di sant’ Anna alla morte delle sorelle Costa venne trasferita nella vicina chiesa di Sant’ Elena, nel 1846 poi, venne portata nella chiesa dell’ Arciconfraternita di Santa Maria di Loreto e Anime del Purgatorio. Su disposizioni dell’allora vescovo di Caserta, Domenico Narni Mancinelli, La Confraternita di Loreto venne  obbligata a tenere la statua chiusa in un’apposita teca. Soltanto nel 1872 il vescovo Enrico De Rossi decretò che la Confraternita della Vergine Lauretana fosse autorizzata ad elevare un altare in onore di sant’ Anna, e per di più, che i riti in suo onore dovevano essere officiati a cura e spese della Confraternita e dei fedeli. Soltanto il 28 febbraio 1899, il vescovo Gennaro Cosenza autorizzò la “prima” festa popolare in onore della gran Santa, e nel luglio del medesimo anno si svolse la “prima” processione.

I. Il contrastato rapporto tra Clero e Laici

Probabilmente all’epoca, la festa “più rumorosa” nella Diocesi di Caserta era senza alcun dubbio quella in onore della gloriosa sant’Anna, co – patrona di Caserta insieme al martire san Sebastiano. Organizzatrice della festa popolare era la Arciconfraternita di Santa Maria di Loreto e delle Anime del Purgatorio (fondata nel 1609), che tra i suoi confratelli eleggeva coloro che dovevano occuparsi della buona riuscita della festa. Purtroppo però i rapporti tra religiosi e laici non sempre erano gioiosi, anzi sembra che ognuno volesse scavalcare il ruolo dell’altro. Tale comportamento è quanto emerge attraverso l’attenta lettura di alcuni paragrafi del “Bollettino”, in particolare nel paragrafo intitolato “Festa e Processione di S. Anna in Caserta”. Già nel 1923 (“Bollettino Ufficiale” della Diocesi di Caserta, Anno I, Giugno 1923, Numero 6), infatti, iniziò a farsi sentire la dura replica da parte del vescovado casertano in merito allo svolgimento della processione in onore di sant’Anna, tanto che “…l’Autorità Ecclesiastica […] aveva creduto di tollerare che la festa e processione di S. Anna si svolgesse più o meno nella forma consueta”, ma purtroppo gli accordi tra il Consiglio della Arciconfraternita e l’Autorità diocesana non furono mantenuti del tutto, tanto che “la processione si svolse in modo davvero sconveniente” e il “vescovo non mancò di elevare la sua doverosa protesta, e lo fece mediante una lettera indirizzata al Padre Spirituale dell’Arciconfraternita di Loreto, nella quale annunziava pure la proibizione della processione per l’anno venturo”, riportando quindi la processione ad un aspetto “degno e conforme alle leggi liturgiche”. La risposta da parte dei responsabili dell’Arciconfraternita lauretana non si fece attendere, in quanto quest’ultima “con lodevole sollecitudine presentò le scuse per l’accaduto e promise che per l’anno venturo si sarebbero fedelmente osservate tutte le disposizioni per le feste e processioni”. Fu così che l’Arciconfraternita decise di mettere nero su bianco quanto accaduto, attraverso una deliberazione ufficiale “e che copia del verbale di tale deliberazione sarebbe stata comunicata a S. Ecc. za Mons. Vescovo”. Dello svolgersi “lontano” dai Canoni liturgici della processione in onore di Sant’Anna, vennero informate anche le Autorità civili casertane, nel periodo Fascista rappresentate dal Podestà Giovanni Tescione, il quale, il 19 luglio 1927, tramite una nota indirizzata al vescovo Moriondo (Archivio Storico Diocesano di Caserta, I.01.09. “FESTIVITA’ E FUNZIONI RELIGIOSE”. Busta 7, Fasc. 56), scriveva le proprie considerazioni sulla faccenda. Il cavalier Giovanni Tescione aveva raccolto informazioni sullo svolgersi della processione di Sant’Anna, tramite un dipendente comunale, Gerardo Spaziante che, tra l’altro, ricopriva la carica di Presidente del Comitato Festeggiamenti. Il signor Spaziante, infatti, aveva “assicurato aver ottenuto dalla E.V. ancora una certa tolleranza per la festa di quest’anno” assicurando poi che “la processione religiosa” sarebbe stata curata “il più che sia possibile alle norme fissate”. Ad ogni modo, il Podestà Tescione esprimeva la sua piena adesione “all’azione da compiere nella ricorrenza di festività religiose, per ottenere che le feste si svolgano in conformità dello spirito della Chiesa e delle esigenze della civiltà”.

II. Le severe disposizioni ecclesiastiche

Il vescovo Natale Gabriele Moriondo, tra i suoi obbiettivi nel corso del suo episcopato casertano, si era prefisso quello di sradicare la “superstizione” e il “fanatismo” nel corso delle feste patronali. Non a caso, alcuni comitati festeggiamenti esistenti nel territorio diocesano furono sciolti a causa della presenza di individui chiamati “mast e’ fest” che non erano affatto degni di far parte di tali comitati, soprattutto perché durante lo svolgimento delle processioni non facevano altro che urlare dal delirio, chiedere incessantemente offerte da esporre davanti le immagini dei Santi e per di più bestemmiare. Il presule ci riuscì in gran parte grazie alla cooperazione di alcuni zelanti sacerdoti, che non ebbero timore di denunciare pubblicamente il troppo “casino” causato dall’ignoranza di tanti che si professavano cristiani per “consuetudine e tradizione”. Prima dell’inizio dei festeggiamenti in onore di sant’Anna a Caserta, il 20 luglio 1932 (Archivio Storico Diocesano CE – “Festività e Funzioni Religiose”, I. 01. 09. Busta 7 fascicolo 56) l’allora Vicario generale della Curia vescovile indirizzò ai responsabili dell’Arciconfraternita di Loreto una lettera tesa ad illustrare le disposizioni da rispettarsi per la giusta esecuzione della processione con il simulacro di sant’Anna. Dalla Curia vescovile giunse quindi l’autorizzazione “alla Arciconfraternita di S. Maria di Loreto di portare in processione il simulacro di S. Anna il giorno 31 corr.”, tenendo però ben presenti alcune condizioni. La processione infatti, doveva svolgersi esclusivamente in ore pomeridiane, seguendo un itinerario ben preciso: uscendo dalla Chiesa “per Via Verdi fino a Piazza Garibaldi, Via C. Battisti, Piazza Margherita, Corso verso Largo S. Filomena, Via S. Elena, Via Jolanda verso la Villa, Via Giannone fino allo svolto di Via Tanucci, Via Tanucci fino allo svolto di Via Leonetti, Via Vescovado, Piazza Vescovado, Via De Dominicis fino allo svolto di Via Vico, Via Vico, ritorno in Chiesa”. Tutto il percorso doveva essere seguito e “non deve durare oltre tre ore”. Era inoltre severamente proibito “far sostare l’immagine durante il percorso e girarla verso case private”. Dulcis in fundo, La Curia diocesana avvisava che “qualora le presenti disposizioni, per qualsiasi ragione od occasione non saranno osservate con tutta diligenza ed esattezza, le Confraternite ed il Clero dovranno ritirarsi dalla processione”.

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(Monsignor Natale Gabriele Moriondo, vescovo di Caserta dal 1922 al 1943)

(La foto in evidenza è di proprietà dell’autore)

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