
CASAGIOVE (CASERTA) – «Dopo oltre vent’anni di servizio, missioni in Italia e all’estero e vite salvate, non avrei mai immaginato di vivere una situazione del genere proprio all’interno di un’istituzione pubblica». È il racconto amaro di un militare che denuncia quanto accaduto presso il Comune di Casagiove, dove si era recato per richiedere il duplicato della propria carta d’identità, ritrovandosi ad attendere l’arrivo dei carabinieri per accertamenti sulla sua identità.
Una vicenda che, stando alla sua ricostruzione, lo avrebbe lasciato profondamente amareggiato e umiliato.
«MI SONO ARRUOLATO PER AMORE DELLA DIVISA E PER AIUTARE IL PROSSIMO»
«Per molti, vent’anni e più di servizio possono sembrare nulla, ma per me sono tanti. Mi sono arruolato per amore della divisa e per il desiderio di aiutare il prossimo. Ho partecipato a svariate missioni, sia nazionali sia all’estero, ho contribuito a salvare vite umane e ho affrontato contesti difficili, in luoghi dove altri nemmeno immaginerebbero di andare, come l’Afghanistan».
Parole con le quali il militare ha voluto introdurre il proprio sfogo, precisando di non voler vantare i propri meriti professionali, ma di voler raccontare una vicenda che lo ha fatto sentire trattato come un potenziale pregiudicato.
LA CARTA D’IDENTITÀ DANNEGGIATA E LA RICHIESTA DI UN DUPLICATO
Secondo quanto riferito, l’appuntamento originario per il rilascio del duplicato della carta d’identità era fissato indicativamente per il 24 novembre. Dovendo affrontare un viaggio all’estero, il militare avrebbe chiesto cortesemente al personale comunale la possibilità di anticipare le pratiche.
Il documento in suo possesso, spiega, era danneggiato e presentava un problema relativo al microchip.
Una volta consegnata la carta d’identità agli addetti comunali, gli sarebbe stato comunicato che era necessario effettuare una telefonata prima di poter procedere con la richiesta. Successivamente, due dirigenti comunali gli avrebbero chiesto di attendere nella sala d’attesa, senza fornire ulteriori spiegazioni sulle ragioni dell’attesa.
Trascorsi circa 15-20 minuti, l’uomo si sarebbe riaffacciato agli uffici per chiedere chiarimenti. È in quel momento, secondo il suo racconto, che avrebbe appreso che erano stati chiamati i carabinieri della locale stazione per effettuare degli accertamenti.
«HO ATTESO L’ARRIVO DEI CARABINIERI SENZA SAPERE COSA STESSE SUCCEDENDO»
Il militare contesta soprattutto le modalità con cui sarebbe stata gestita la situazione. A suo avviso, prima di ricorrere all’intervento delle forze dell’ordine, il personale comunale avrebbe potuto chiedergli un ulteriore documento d’identità.
«Non pretendo corsie preferenziali perché appartengo alle forze armate. Chiedo soltanto che si adottino procedure ragionevoli e proporzionate alle circostanze», è il senso della sua denuncia.
L’uomo sostiene che avrebbe potuto esibire il proprio tesserino di servizio, fornendo un ulteriore elemento utile alla propria identificazione.
All’arrivo dei carabinieri, il militare racconta di aver assistito a un intervento che, a suo giudizio, non sarebbe stato preceduto da un confronto diretto con lui per comprendere la situazione.
Pur ribadendo il rispetto per gli operatori intervenuti, ai quali si sente professionalmente vicino proprio perché indossa a sua volta una divisa, si domanda se fosse davvero necessario impiegare una pattuglia composta, secondo quanto riferisce, da tre unità per una verifica che ritiene si sarebbe potuta gestire diversamente.
«NON CHIEDO PRIVILEGI, MA RISPETTO PER LA MIA PERSONA»
Il punto centrale dello sfogo non è la richiesta di un trattamento di favore, ma la sensazione di essere stato messo in una condizione di sospetto all’interno di un ufficio pubblico.
«Come cittadino e come uomo che indossa una divisa, mi sono sentito enormemente umiliato presso un ente istituzionale», conclude il militare, rivolgendosi direttamente al Comune di Casagiove.
Una testimonianza che pone interrogativi sulle modalità di gestione delle procedure di identificazione negli uffici pubblici, soprattutto quando emergono dubbi sulla validità o sull’integrità di un documento.
Vivi Campania ha raccolto la testimonianza del militare e resta a disposizione del Comune di Casagiove e degli uffici competenti per eventuali chiarimenti, precisazioni o repliche sulla vicenda. Qualora pervenissero dichiarazioni ufficiali, la redazione sarà pronta a pubblicarle, garantendo spazio al confronto e al diritto di replica, nell’interesse di un’informazione corretta, equilibrata e rispettosa di tutte le parti coinvolte.